A.C. 1311-A
Grazie, Presidente. Devo dire che intervengo, molto volentieri, nella dichiarazione di voto del Partito Democratico e voglio dire, fin dall'inizio, che sosterremo questa proposta di legge con convinzione non solo perché l'abbiamo sottoscritta, ma perché ci permette di rimettere al centro del dibattito un tema prezioso, che dovrebbe stare a cuore a tutti noi, ossia il benessere dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze in un momento molto difficile. L'anno 2026 è stato segnato fin dall'inizio da fatti anche molto tragici, che hanno riguardato studenti e studentesse con episodi di cronaca che non voglio certamente ricordare, ma penso che abbiano riacceso un po'o abbiano dovuto riaccendere in tutti noi un pensiero fisso, ossia come affrontare le sfide educative, la sfida educativa che oggi ha il nostro Paese in un contesto di grande fragilità sociale, in condizioni economiche difficili e anche in un contesto in cui la povertà assoluta segna un record storico, che oggi vede circa 6 milioni di persone, pari quasi al 10 per cento, che vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi, oltre 1 milione sono ragazzi minorenni, quindi, il 13,8 per cento, secondo gli ultimi dati Istat, oggi vive in condizioni di povertà assoluta con contesti anche familiari e sociali molto diversificati per causa di una serie di molteplicità di fattori; con salari minimi che, in Italia, sono certamente diminuiti; con un potere d'acquisto delle famiglie che è tra i più bassi d'Europa; con il costo della spesa, del carrello della spesa che, sempre secondo l'Istat, pesa sempre di più, con un aumento del 24 per cento e con un aumento del 34 per cento dei costi dell'energia; con un'inflazione che continua a crescere e con una pressione fiscale che, anche nel 2026, continua nelle previsioni, anche della legge di bilancio, ad essere più significativa.
Questo per dire che la condizione sociale ed economica delle nostre famiglie, certamente è un elemento che sta alla base anche di questa riflessione, proprio perché le differenti opportunità e l'accesso alle opportunità educative dipendono anche dalle opportunità reddituali delle nostre famiglie. Rischiamo e stiamo rischiando che l'uguaglianza formale dei diritti, in realtà, si trasformi in una disuguaglianza sostanziale, andando a ledere le opportunità dei ragazzi e delle ragazze, che rischiano di pagare le fragilità sociali ed economiche, facendole diventare una povertà per la vita, perché i dati ci dicono che le condizioni di povertà iniziali delle famiglie rischiano di essere ereditate dai figli, diventando ovviamente una condizione ordinaria e - ahimè - quotidiana. La povertà assoluta non può certamente esimerci, infatti, dal riflettere anche su quanto sia grave il dato della povertà educativa nel nostro Paese, che rappresenta una dimensione che va oltre i redditi familiari, che riguarda quindi l'accesso alle opportunità di crescita, di socialità, di cultura, di sport, di relazioni. Sappiamo bene come oggi, nel nostro Paese, oltre alle grandi disuguaglianze territoriali, ci siano comunque molti bambini e ragazzi che vivono in contesti che hanno una scarsa offerta culturale e ricreativa, con reti sociali molto deboli, con famiglie spesso assenti, con rischi quindi molto più elevati di esclusione sociale e di esclusione educativa.
Questa settimana è stato presentato a Roma un rapporto del Censis molto interessante, che ha evidenziato ulteriormente come in questa situazione, già di grande fragilità, sia cresciuto in questi anni anche il disagio sociale. Nel 2023 quasi il 50 per cento dei cittadini italiani ha sofferto di almeno un'occasione di disagio psicologico; 1 cittadino su 5 addirittura ha segnalato un disagio grave. Ma la cosa che qui mi preme evidenziare è il dato dei ragazzi: quasi il 36 per cento dei giovani di una fascia adolescenziale allargata, quindi dai 14 ai 34 anni, hanno segnalato condizioni di disagio psicologico, di disagio sociale, quindi una condizione che rende ancora evidente come ci sia bisogno di costruire opportunità, spazi di ascolto, luoghi di aggregazione, luoghi dove costruire benessere, dove costruire relazioni sane, dove costruire fiducia, dove costruire le occasioni di crescita e di educazione per i nostri ragazzi.
Se vogliamo davvero non solamente inventarci ricette facili, semplici per dare un segnale immediato rispetto ai fatti anche gravi che sono successi negli ultimi giorni, ma per cercare di darci il tempo di comprendere e di capire quali sono le motivazioni che stanno alla base di questo disagio giovanile, che non può ovviamente non vederci preoccupati. Dico questo perché quando si parla di disagio sociale dobbiamo - io penso - rimettere al centro il ruolo prezioso che riveste oggi la scuola nel nostro Paese.
Certo, avremmo voluto molto di più in questi anni di questo mandato parlamentare: avere una maggiore attenzione alla scuola. Ieri, da ultimo, abbiamo visto annullare una proposta di legge proposta dal MoVimento 5 Stelle sul diritto allo studio.
Abbiamo cercato costantemente di sollecitare il Governo ad aumentare i finanziamenti sulla scuola pubblica, dimostrando sempre - devo dire - non troppa attenzione, come se la centralità della scuola non fosse un valore condiviso o un bene comune all'interno di questa maggioranza e di questo Parlamento.
Per questo motivo crediamo che rimettere al centro il benessere dei ragazzi sia invece un investimento strategico, anche perché sappiamo bene come non possiamo nemmeno parlare di attività educative senza ricordarci quanto siano gravi i dati della dispersione scolastica nel nostro Paese, su cui incide la povertà educativa e le disuguaglianze sociali che abbiamo ricordato, che si stanno sempre più allargando. E sappiamo come, in base alle ultime rilevazioni, la dispersione scolastica in Italia resta tra le più alte in Europa, con picchi particolarmente accentuati nelle regioni meridionali. Un fenomeno, quindi, che è non solamente un abbandono formale della scuola ma molto di più, perché porta ad una marginalità implicita, all'esclusione sociale, all'isolamento, a ragazzi e ragazze che non raggiungono livelli adeguati di competenze, che si allontanano dalla passione dell'apprendimento o che non riescono ad accedere alle stesse opportunità formative dei loro coetanei.
Io penso che la dispersione scolastica sia davvero una ferita aperta nel sistema educativo italiano e, poiché le cause sono molto complesse, abbiamo bisogno di dedicare tempo e attenzione per riflettere e davvero rimettere al centro il valore della scuola. Non possiamo certamente permetterci - e so bene quanto la Sottosegretaria sia attenta - come l'assenza di una strategia educativa organica possa trasformarsi in ulteriori elementi di disuguaglianza, di esclusione e di frattura sociale. Quando, come stiamo facendo oggi, ci occupiamo di educazione, di comunità educante e di patti educativi, parliamo semplicemente di garantire occasioni di equità, diritti e opportunità concrete. E riconoscere e valorizzare le attività educative non formali, come propone questo provvedimento, significa semplicemente riconoscerle come attori per provare, insieme, a contrastare la povertà educativa, sostenere le famiglie, favorire la socialità, contrastare l'esclusione sociale, favorire il protagonismo e la partecipazione dei ragazzi, nonché cercare di offrire a tutti, con equità e con pari opportunità, le stesse condizioni per l'accesso ai servizi.
Investire in attività educative non formali significa quindi sostenere le famiglie, ridurre le disuguaglianze di genere e restituire fiducia alle giovani generazioni. Io credo che se ci occupassimo tutti di restituire fiducia e di costruire relazioni sane in un percorso attento di ascolto, potremmo fare davvero il più grande investimento per i nostri ragazzi, visto che durante le vacanze estive aumentano le disuguaglianze e rischia di essere messa all'angolo quella continuità educativa così importante per i nostri ragazzi. Per questo motivo sosteniamo questa proposta di legge, ovviamente sapendo che le risorse non sono sufficienti e che la delega può essere una grande opportunità o un'occasione persa. Speriamo quindi che il Governo in tempi brevi riesca a rispondere a questo mandato parlamentare, perché crediamo fortemente, come Partito Democratico, che l'educazione sia davvero il principale strumento di giustizia, di coesione sociale e di crescita per il nostro Paese.